Milano: Ceresio 7

ceresio

Una mattina d’estate, la luce intensa, dorata, brillante, che solo il mese di giugno sa avere.

Ceresio 7. Un luogo che non ti aspetti, con vista mozzafiato sui tetti della vecchia Milano da un lato, e sul nuovissimo skyline della Milano che cambia, dall’altro. Una terrazza che corre intorno al quarto piano di un vecchio palazzo dell’Enel, con due splendide piscine ad impreziosirla e a renderla ancora più speciale. Un locale di tendenza, voluto dal duo Dean e Dan Caten, stilisti del marchio Dsquared2, che nel loro locale si vedono spesso.

Una brezzolina leggera, che mai penseresti di sentire in città all’ora di pranzo. La compagnia di un amico che non vedi da tempo e che come te ama scattare fotografie.

 

A Milano i locali “alla moda”, dove sfoggiare l’eccentricità dei baffi a manubrio, o il tacco metallico vertiginoso non mancano di certo. L’associazione di cibo-moda-design è oramai arcinota, tanto agli stilisti, che agli chef. Non sta a me giudicare se si tratti di mere operazioni di marketing o di templi per gastrofanatici. Anche perché, se è vero che si mangia anche con gli occhi, ambiente, panorama, presentazione dei piatti non possono non contribuire al giudizio di un ristorante. E da Ceresio 7 si sta davvero bene.

Servizio molto garbato, materie prime “di sangue blu”, piatti semplici, in cui gli ingredienti si riconoscono perfettamente e hanno ciascuno una forte personalità. In cucina c’è lo chef Elio Sironi, lombardo ma “internazionale” q.b., “semplice, ma esigente” e con una certa esperienza di ambienti modaioli, dal ristorante dell’Hotel Bulgari a Milano, al Madai di Porto Cervo, che di certo non guasta. Non fraintendetemi, niente porzioni da fotomodelle anoressiche e niente piatti misteriosi a base di ingredienti sconosciuti ed esotici. Il menu è ricco di proposte allettanti su ogni tipo di portata. Io mi sono lasciata incuriosire dal filetto di salmone con riso nero e verdure, mentre Davide, il mio amico, ha scelto un primo con pomodoro, formaggio caprino e buccia di limone. Il mio piatto era ben bilanciato, con verdure croccanti, riso profumatissimo e il salmone con una piacevole doratura da ambo i lati. Gli spaghetti erano cotti al dente e la salsa di pomodoro cremosa e ricca.

Siccome era molto caldo, abbiamo concluso il pranzo con una macedonia e un sorbetto al limone. Forse potrebbero migliorare nella presentazione del sorbetto, che infatti non ho fotografato, perché nelle stoviglie bianche e senza guarnizioni era un po’ misero. La mia frutta invece, decorata con foglie di menta fresca e zeste di limone era profumata, ben assortita e matura al punto giusto. A differenza delle solite macedonie insipide o troppo morbide annegate in un liquido insopportabile, questa era asciutta e buonissima.

Piccola menzione speciale per il loro caffé espresso, accompagnato da un golosissimo babà al rum.

Ulteriore coccola per continuare la giornata, qualora ce ne fosse ancora bisogno.

Bravi!

 

 

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